Anche il cuore vuole la sua parte

16 mag 2018  |   di: Oriana  |    commenti (0)

… ed io sulla barca mi lasciavo cullare, quando all’improvviso davanti a me il verde smeraldo della spiaggia di Maya Bay con le sue sfumature, i colori delle corone di fiori appoggiate sulla doha, la tipica barca thailandese, montagne a picco sul mare e il cuore che esplodeva di emozione. 

Se penso per un attimo alla Thailandia, se chiudo gli occhi e mi lascio andare ai ricordi, è questo il primo che mi viene in mente. Il primo di tanti, tantissimi pensieri, sensazioni, emozioni, fotografie, tutto stampato nella mia mente che rivivo come se fosse adesso qui.

La doha verso Maya Bay

Perdermi nei villaggi del nord tra tribù dimenticate da Dio, giocare a sasso carta e forbice con bambini di sei anni che non sono nemmeno al corrente che esiste un mondo diverso da quello, guardarli tuffarsi nel fiume più sporco che c’è, esibendo un sorriso di denti bianchissimi, solo un altro degli scatti importanti della mia vita durante i viaggi nella terra del sorriso.

La chiamano così, perché la gente è sempre felice, perché se può aiutarti non si tira indietro, perché anche nelle zone più remote il muso duro è sconosciuto. L’impatto non è stato facile la prima volta. 

Le  bambine delle tribu del nord

Quando non sei mai stato in Asia e ti ritrovi catapultato in un mondo diametralmente opposto al tuo, quando puoi scegliere se chiudere gli occhi al nuovo o abbracciarlo, abbandonando tutti i preconcetti e lasciandoti trascinare dalla corrente, quando l’inopportuno diventa vitale, l’inconcepibile diventa curiosità e l’incognita una scoperta da compiere, allora ecco che il nostro io si dilata, diventa come una nebulosa per esplodere in un nuovo sé stesso.

Il Buddha di Ang Thong

Non esiste niente che mi abbia dato questa sensazione come il “lontano” e il “diverso”. Ne parlo qui, perché la prima volta che mi sono sentita così è stato in questo luogo. E perdonate il mio entusiasmo se di nuovo ci ritorno mentre scrivo, verso Chiang Rai mentre guardo fuori dal finestrino e la vegetazione si fa più folta, mentre aspetto di arrivare in quel villaggio dove vedrò per la prima volta le donne giraffa.

Con i loro colli lunghi circondati da anelli, fiere come principesse pronte a divenire spose non importa quale età abbiano, con gli occhi di chi crede di essere la protagonista di un film, così le ricordo. Sedute immobili nell’attesa del domani che sarà uguale a ieri, del preludio di un finale che non sarà altro che lo stesso giorno vissuto e rivissuto, in un villaggio di cui l’esistenza è sconosciuta a molti. 

Donna giraffa in Thailandia

E quando poi ho cavalcato come una valchiria i tuk tuk di Bangkok sentendomi invincibile con l’aria che mi scompigliava i capelli e la bocca aperta colma di meraviglia, nella notte straripante di luci, colori, odori sapori.

Mi si abbozza un sorriso mentre ritorno ai miei larghi cappelli comprati a Sukhothai, l’antica capitale e a tutte le foto in ogni angolo possibile, immortalando me nella storia come se stessi facendo un viaggio a ritroso nel tempo. 

E poi quella pace che non appartiene a questo mondo e che si prova quando si varca la soglia di un tempio buddista, tra incensi e drappi colorati, in bilico alla ricerca di quella sensazione di scentramento che oscilla tra il per sempre e il mai. 

Tempio Buddhista a Bangkok

Nei sentieri sconosciuti giocando a perdermi ho incontrato cibo per la mia mente, ho conosciuto l’imprevisto, mi sono lasciata contagiare da occhi diversi dai miei, ho abbandonato la mia presunzione, la vanità, l’orgoglio ostinato e ho capito che anche il cuore vuole la sua parte, e qui, è quella migliore che si prende. 

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Aggiornato il: 15 mag 2018
Presente in: Thailandia, Pensieri a bordo strada Tags:

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