Escursione con guida Navajo nella Monument Valley: un assaggio dell’autentica cultura indiana

21 feb 2018  |   di: Ready4trips  |    commenti (0)

La Monument Valley è nell’immaginario collettivo il posto che più di tutti viene associato al  “far west”. Chi di voi non l’ha mai vista fare da scenario ad un film?

La maggior parte dei turisti si limita ad osservarla dal visitor center accontentandosi di qualche foto da esibire sui social networks senza nemmeno addentrarsi nella valle.

Don, una guida Navajo incontrata nella valle
Don, una delle guide Navajo incontrate durante il tour

Ma questo posto è molto di più, da secoli è la casa dei Navajo, la più grande tribù indiana degli Stati Uniti, una cultura antichissima che abbiamo imparato a conoscere grazie una delle escursioni nella Monument Valley interne alla riserva indiana dove non è possibile entrare se non accompagnati da loro.

Abbiamo scelto il tour di tre ore e mezza con partenza all’alba, al costo in estate di 225 dollari a coppia organizzata da Monument Valley Red Rock Tours gli amici dei proprietari del Tipi Village dove abbiamo alloggiato. Il prezzo del tour potrebbe sembrare alto, ma credeteci, ne vale veramente la pena!

Tipi Village
La tenda indiana dove abbiamo dormito al Monument Valley Tipi Village

Concordato l’orario in cui sarebbero venuti a prenderci, siamo andati a dormire nella nostra tenda indiana emozionati come due bimbi che aspettano i doni sotto l’albero la notte di Natale.

L'ALBA ALL'INTERNO DELLA MONUMENT VALLEY

Alle 5:00 Emrey, un ragazzotto Navajo nato all’interno della riserva, ci aspettava alla reception con una Jeep da safari tutta per noi. Saliti a bordo siamo subito partiti alla conquista dell’alba all'interno della valle.

Le prime luci dell'alba viste dalla nostra Jeep lungo il percorso verso il Totem Pole

Gli occhi ancora assonnati, non riuscivamo a distinguere se i brividi sulla pelle fossero per la brezza mattutina o per l’emozione di essere lì. Entrati nella valle, abbiamo percorso l’inizio della Valley Drive quasi completamente al buio, mentre da lontano le prime luci iniziavano a scorgersi.

La prima tappa del nostro tour nella Monument Valley è stata l’alba con vista sul Totem Pole. Non molti sanno che la guglia più alta di questo punto è stata scalata da Clint Eastwood nel film “Assassinio sull’Eiger”. È stato l’ultimo permesso accordato e da quella volta non è più possibile farlo.

Guardare l'alba al Totem Pole - Monument Valley

In religioso silenzio siamo scesi e abbiamo aspettato il sole come uno sposo aspetta la sua sposa all’altare. Come descrivere uno spettacolo così unico a parole?

Alba al Totem Pole

Dopo esserci riempiti gli occhi ed il cuore dei colori dell’alba e con il sole ormai alto nel cielo siamo risaliti a bordo pronti per il prossimo stop.

IL BIG HOGAN ARCH E LA TESTA D'AQUILA NELLA ROCCIA

Il paesaggio sembrava completamente diverso visto alla luce del sole mentre la nostra jeep sfrecciava tra il verde acceso della vegetazione e il rosso della terra e delle grandi mesa che incorniciano la riserva.

A differenza della zona più turistica, qui è possibile incrociare molti più animali lungo il tragitto, accanto a noi una mandria di cavalli selvaggi si riparava dal sole sotto gli alberi mentre più in là un coyote salutava il nuovo giorno fuori dalla sua tana.

Cavalli selvaggi nella riserva indiana - Monument Valley

Una volta scesi dall’auto Emrey passeggiando ci ha raccontato che secondo le loro credenze ognuna delle mesa e delle butte nella valle (le iconiche formazioni rocciose) è viva e ha un cuore che batte. Da generazioni la sua famiglia le chiama “talking rocks” (rocce parlanti) e fin da bambino gli raccontarono che i primi Navajo percepirono l’anima e la spiritualità di questo posto quando decisero di fermarsi qui.

Totalmente assorbiti dal suo racconto non ci siamo nemmeno accorti di essere già arrivati ad uno dei punti più spettacolari della riserva, il Big Hogan Arch, una sorta di incavatura semicircolare con un buco al centro della sua cupola di pietra. Guardando attentamente la sua forma ricorda la porzione di un Hogan, una tipica abitazione indiana.

Big Hogan Arch - Monument Valley

Abbiamo vissuto qui un momento magico: distesi sulla pietra rossa e dura per favorire l’acustica, quasi ingoiati da un cielo blu come pochi ne abbiamo visti, siamo rimasti ad ascoltare un ragazzo indiano che suonava il flauto per noi mentre le pareti ne amplificavano il suono.

Un’atmosfera quasi mistica ci ha avvolti e allontanati da qualunque altro luogo avessimo in mente in quel momento e che non fosse quello in cui eravamo. Non c’era più la nostra casa, i percorsi abituali, la routine, il grigio degli inverni, ma solo quell’attimo, un imprescindibile momento presente nel quale abbiamo respirato una spiritualità palpabile.

Prima di andare Emrey ci ha fatto notare che guardando verso l’alto intorno al buco, la forma della roccia è simile alla testa di un’aquila vista di profilo con il buco stesso a fare da occhio.

Testa di aquila - Big Hogan Arch - Monument Valley
La forma della testa d'aquila sulla roccia del Big Hogan Arch

IL MOCCASIN ARCH, L'OCCHIO DEL SOLE E GLI ANTICHI GRAFFITI NAVAJO

La nostra visita all’interno della Monument Valley è proseguita verso il Moccasin Arch una zona in cui abbiamo potuto ammirare l’Eye of the Sun, un occhio di pietra aperto sul cielo blu formato da un arco di roccia.

Accanto alla parete rocciosa abbiamo notato delle piante con dei grandi fiori bianchi, sembra impossibile ma anche la vegetazione è diversa nella riserva, stavamo per avvicinarci quando il nostro amico indiano ci ha detto di fare molta attenzione in quanto la polvere di quei fiori può rendere ciechi.

A pochi passi dal Moccasin Arch si possono vedere degli antichissimi graffiti risalenti a circa 500 anni fa ai tempi dei primi Navajo della zona e raffiguranti gli animali del tempo.

I graffiti Navajo del Moccasin Arch - Monument Valley

Nella valle sono tuttora presenti cavalli selvaggi, coyote, linci rosse, piccoli roditori, scorpioni e serpenti a sonagli, soprattutto per questi ultimi è importante non addentrarsi fuori dai sentieri battuti anche se ci hanno spiegato che solitamente si allontanano appena percepiscono le vibrazioni dell’uomo.

L'EAR OF THE WIND

L’ultima sosta prima di arrivare al piccolo villaggio interno alla riserva è stata ad una delle formazioni rocciose più suggestive, l’Ear of the Wind (l’orecchio del vento), un arco di pietra che taglia a metà un grosso monolite la cui forma per gli indiani raffigura un coccodrillo visto di profilo.

Panoramica sull'Ear of the Wind - Monument Valley
L'orecchio del vento, una degli archi in pietra più suggestivi della riserva

IL VILLAGGIO NAVAJO ALL'INTERNO DELLA RISERVA INDIANA

A poche centinaia di metri dall'Orecchio del Vento sorge il piccolo villaggio dove ci sono ancora i tradizionali hogan indiani, fatti con acqua, terra e travi di legno incastrate tra loro senza viti né collanti di alcun tipo.

Ce ne sono di tre tipi: 
Il primo è l’hogan maschile, una capanna di fango e legna dalla forma conica dedicata ai soli uomini.

Il secondo sembra un hogan in miniatura, alto poco più di un metro viene chiamato dagli indiani capanna del vapore e funge un ruolo importante nel percorso degli adolescenti della tribu: è qui infatti che i giovani affrontano un rito di iniziazione con delle pietre incandescenti che riempiono l’ambiente di vapore bollente e dal quale ne usciranno purificati come “uomini”.

Le tre tipologie di Hogan della riserva - Monument Valley
Le tre tipologie di hogan nella riserva indiana

Questa costruzione viene anche usata per la cura di malattie e virus sfruttando i fumenti di alcune piante medicinali come ad esempio un particolare tipo di salvia che gli indiani utilizzano per curare la pressione alta e per guarire le infezioni.

Infine la terza abitazione è l’hogan femminile, la più grande delle tre e riservata alle sole donne. Ha una base rotonda e la struttura interna è composta da nove strati di travi in legno sovrapposte tra loro che simboleggiano i nove mesi della gravidanza.

All’interno campeggia una vecchia stufa a legna la cui canna fumaria esce da un buco sul soffitto, le pareti sono ricoperte di tappeti e drappi di tessuto colorati. Adagiati su un tappeto ci sono alcuni degli utensili che venivano usati dai loro antenati e alcuni resti rinvenuti nella zona tra cui due grandi conchiglie di madreperla ultime testimoni di quello che un tempo era l’oceano che ricopriva la valle.

Utensili indiani

Qui una donna nativa ci ha fatto vedere l’antica arte di lavorazione della lana che da secoli viene tramandata di generazione in generazione.

I motivi dei tessuti Navajo sono simmetrici ma facendo attenzione vi accorgerete come ognuno di essi contenga un’imperfezione, questa non è un errore di realizzazione ma sta a simboleggiare che l’uomo non è un essere perfetto.

Una donna indiana lavora la lana

Abbiamo passato diversi minuti a parlare con lei ed Emrey della cultura Navajo incuriositi come bimbi davanti ad una fiaba. Ci hanno raccontato anche la leggenda di come si è formata la valle: un'antica alluvione si ritirò dopo secoli lasciando dietro di sé enormi formazioni rocciose dalla superficie piatta, oggi chiamate mesa, che poi il vento e le intemperie scolpirono ulteriormente fino a formare i pinnacoli e le guglie iconiche che tutti conosciamo. Ecco perché gli indiani chiamano la valle “Tsé Bii' Ndzisgaii”, valle delle rocce.

Selfie insieme all donna indiana

Sembra impossibile ma tre ore sono volate, il sole è già alto nel cielo ed è tempo di tornare alla realtà seppure coscienti di poter guardare questa parte di mondo con un occhio diverso dopo averne accarezzato il cuore ed esserci sentiti, anche se per poco, parte del suo battito.

Emrey ci ha spiegato molto sulla loro cultura e sulle loro credenze e alla fine del nostro giro siamo tornati interamente soddisfatti, felici di aver vissuto dei momenti pieni che ci hanno lasciato una consapevolezza senza tempo, quella fatta di valori semplici che ormai abbiamo dimenticato.

La nostra guida Navajo Emrey
La nostra guida Navajo, Emrey

Questa è stata senza dubbio una di quelle esperienze per cui amiamo così tanto viaggiare.

Aggiornato il: 25 feb 2018
Presente in: Monument Valley Tags: escursione

Commenti (0)

Commenta

Commenta o fai una domanda